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CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE

Indirizzo di saluto alla Città di Brindisi

L’anno giubilare che, come Chiesa cattolica, stiamo vivendo ci invita a intraprendere un pellegrinaggio di speranza in un tempo faticoso, buio e disseminato di macerie; perciò, abbiamo voluto in occasione della nostra festa elevare un grido di pace e di speranza, in un momento in cui
non si può più restare indifferenti se non vogliamo diventare complici di tutto il male dilagante che sta producendo il pauroso naufragio di umanità a cui stiamo assistendo.
Perciò, questa sera, più che fare un discorso, voglio rivolgere un appello alla nostra città: ciascuno dei due nostri Santi Patroni manifesta una caratteristica che per noi può diventare fonte di ispirazione e di programma per il nostro vissuto personale e comunitario.
San Teodoro d’Amaséa, il santo soldato le cui reliquie sono approdate nella nostra città esattamente 800 anni fa, è andato incontro al martirio perché non ha voluto rinnegare la fede cristiana, come richiesto dall’Imperatore; dunque, è martire perché ha scelto l’obiezione di coscienza anziché un compromesso che gli avrebbe salvato la vita.
San Lorenzo, figlio della nostra città, frate Cappuccino e grande studioso della Sacra Scrittura, era anche un apprezzato diplomatico, incaricato dai regnanti del suo tempo e anche dal Papa di portare avanti missioni attraverso cui ricucire relazioni deteriorate in seguito a conflitti e tensioni.